L’artiglieria d’Europa non basta a scongiurare il rischio di default greco

Sotto la pressione dei mercati, i leader della zona euro ieri hanno tirato fuori l’artiglieria pesante per salvare nuovamente la Grecia e tentare di evitare un contagio della crisi che potrebbe far implodere la moneta unica. Più di 100 miliardi si sommeranno ai 110 miliardi del programma di salvataggio greco dello scorso anno. Il coinvolgimento di banche, assicurazioni e fondi pensione dovrebbe imporre loro perdite sugli investimenti passati sbagliati. Leggi Debito comune ed Eurobond. L’euro si salva così, piaccia o no alla cancelliera Angela Merkel
15 AGO 20
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Sotto la pressione dei mercati, i leader della zona euro ieri hanno tirato fuori l’artiglieria pesante per salvare nuovamente la Grecia e tentare di evitare un contagio della crisi che potrebbe far implodere la moneta unica. Più di 100 miliardi si sommeranno ai 110 miliardi del programma di salvataggio greco dello scorso anno. Il coinvolgimento di banche, assicurazioni e fondi pensione dovrebbe imporre loro perdite sugli investimenti passati sbagliati. Un Piano Marshall permetterà al governo greco di spendere più rapidamente i fondi strutturali europei per tornare a crescere. Tutti i paesi salvati – Irlanda e Portogallo, oltre alla Grecia – otterranno migliori condizioni di prestito. Al Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf) saranno concessi nuovi poteri per comprare titoli di stato nei mercati secondari, ricapitalizzare le banche e concedere prestiti precauzionali a tutti i paesi in difficoltà – Italia e Spagna comprese. “E’ l’inizio di un Fondo monetario europeo”, ha detto il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Gli europeisti salutano la nascita di un embrione di Eurobond. Agli occhi dei mercati, il “vertice-d’emergenza-che-farà-morire-l’euro” – così lo chiamavano timorosi gli esperti – si è trasformato nel “vertice-che-ha-salvato-l’euro”. Ma, come accaduto in passato, l’euforia potrebbe rivelarsi illusoria. Perché, per la prima volta nella storia dell’Unione monetaria europea, un suo paese membro – la Grecia – con ogni probabilità sarà dichiarato in “cessazione di pagamenti”. Toccherà alle Agenzie di rating mettere il bollino “default” su Atene, con il rischio – denunciato più volte dalla Banca centrale europea – di ripercussioni sistemiche sul sistema bancario europeo. I leader della zona euro hanno immaginato un paracadute per evitare il contagio in caso di default selettivo della Grecia. Ma quel giorno i mercati potrebbero reagire in modo molto diverso da ieri.

Il compromesso più facile è stato sulle nuove condizioni dei bailout a Grecia, Irlanda e Portogallo. I tassi di interesse sui prestiti concessi ai paesi salvati saranno abbassati al 3,5 per cento (1-2 per cento in meno di quanto pagano attualmente) e la scadenza sarà estesa al “massimo possibile” (dai 7 anni e mezzo attuali “a un minimo” di 15 anni). Più complesso, invece, è stato il negoziato sul secondo bailout della Grecia per la richiesta di Germania, Olanda e Finlandia di coinvolgere gli investitori privati. Unione europea e Fondo monetario internazionale dovrebbero metterci altri 70 miliardi, mentre banche, assicurazioni e fondi pensione sono chiamati a contribuire con 35 miliardi scegliendo tra tre opzioni: scambiare le obbligazioni con nuovi bond con scadenza più lunga (il roll-over proposto dai francesi); scambiare i titoli con stessa scadenza, ma con valore inferiore (lo swap forzato chiesto dalla Germania); oppure rivendere i titoli alla Grecia, sui mercati secondari al prezzo vigente, inferiore del 40 per cento al valore nominale (il buy-back privilegiato dagli economisti, perché ridurrebbe lo stock complessivo del debito greco). In tutti i casi, le Agenzie di rating potrebbero dichiarare il “default selettivo” e la Bce attuare la sua minaccia di non accettare più i bond greci come collaterali, innescando un contagio sul sistema bancario. Secondo l’accordo franco-tedesco con la Bce, sarebbe allora il Fesf a garantire i titoli di Atene, evitando il collasso del sistema bancario. “Abbiamo dovuto trovare una via tra i precipizi”, ha spiegato Sarkozy.

E’ sul potenziamento del Fesf, lo strumento per evitare il contagio al resto della zona euro, che si sono protratte le discussioni. In circostanze eccezionali il Fondo potrà acquistare sul mercato secondario bond dei paesi in difficoltà, alleviando l’onere attuale della Bce. Poi potrà accordare linee di credito preventive e, a certe condizioni, concedere prestiti per ricapitalizzare le banche. Alcuni analisti vi vedono l’embrione di un Eurobond, che la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva rifiutato solo sei mesi fa. Politicamente, la Bce salva la faccia: la sua indipendenza è minata un po’, ma quello del presidente Jean-Claude Trichet è pragmatismo. Sarkozy può dire di aver fatto compiere un balzo all’integrazione economica, con l’istituzione di una forma di Eurobond, anche se non si tratta ancora delle obbligazioni sovrane europee. Merkel ha avuto ciò che chiedeva sin dall’inizio: i privati saranno costretti a subire delle perdite per avere comprato i bond di un paese di cui non c’era da fidarsi. Le Borse europee hanno tirato il fiato e Wall Street si è accodata volentieri. Hanno subito festeggiato: prima dell’accordo e in attesa di studiare i dettagli.